La Piazza

Un piccolo appunto sulla Piazza di Leonessa, quella vera , Piazza VII Aprile.....
La piazza è stata riportata ,almeno in parte, alla sua autenticità originale,attraverso un lavoro di restauro e recupero che fa di Leonessa un vero gioiello.
Qualcuno non è soddisfatto della pavimentazione  scomoda e addirittura rimpiange l'asfalto. A parte il fatto che d’estate,per problemi termici, l'asfalto sarebbe una pessima soluzione, e camminarci sarebbe un vero inferno, ma va considerato il fatto che i colori scuri attirano i raggi solari e li assorbono, mentre il bianco è il colore che in qualche modo li scherma, infatti le imbarcazioni moderne, dai motoscafi alle navi da crociera, sono completamente bianche.

Dunque seppure paradossale, l'attuale soluzione è la migliore di tutte quelle possibili! Quanto agli alberi, non sono previsti, e qui c'è un problema culturale e storico di autenticità del luogo , che in quanto città d'arte e bandiera arancione, Leonessa non può ignorare.

Leon Battista Alberti, filoso e grande architetto rinascimentale portò all’apice evolutivo un percorso estetico avviato già nell’Umanesimo, costruendo secondo le norme dettate dalla conoscenza e dalla ragione; che si trattasse di realizzare una villa o la piazza di una città, la Natura con il suo mutare imprevedibile e caotico, doveva rimanere fuori dal progetto dominato invece dall’ordine razionale generato dalla conoscenza ed in grado di rimanere costante, immutabile, ricreando all’interno una natura misurata, controllata e razionale.

Leonessa che nel Rinascimento vide il suo massimo splendore si allinea all'estetica rinascimentale.
La natura, in quanto caos dato dal suo continuo mutare, rimane fuori da Leonessa, circonda e avvolge Leonessa ma non è prevista la sua presenza all'interno delle sua mura. Lo stesso accadeva, nello stesso periodo, nella maggior parte di altre ricche città come Spoleto, Urbino , Todi ,Orvieto.... 

I palazzi di Leonessa al pari di quelli delle altre città coeve, hanno facciate riccamente adornate e spesso sul retro dei piccoli giardini occultati da alti muri ( derivazioni dell'hortum medievale) che separavano la vita intima dei proprietari proteggendola dall'esterno e dove tuttavia dominava ordine e simmetria, così come, certamente in modo molto più esteso, accadeva nelle  ville medicee nei pressi di Firenze, dove, i giardini erano concepiti come spazi architettonici, dominati dalla simmetria ,dalla linea retta verticale ed orizzontale, definita da piante sempre verdi tali da non seguire il caos del mutare delle stagioni, ma tali da rappresentare una natura costantemente dominata,controllata,ordinata dalla ragione umana, in cui ogni effetto è voluto e studiato.

Nei chiostri, accadeva la stessa cosa: simmetria e ordine dominavano l’ambiente nella forma  del quadrato piena di forte simbologia;  il verde, unitamente al silenzio e alla preghiera era un elemento descrittivo della pace e dell’ordine evocativo della contemplazione di Dio.

In questo luogo di pace e contemplazione non era ammessa la natura imprevedibile e caotica, qui ancora più che altrove la natura così come le passioni erano lasciate fuori.

La stessa fontana, dono di Margherita, è un gesto di trionfo della ragione dell'uomo sulla natura e della potenza di una ricca stirpe: l'acqua, simbolo vitale,raggiunge la piazza attraverso un percorso idrico costruito e voluto dall'ingegno umano e non perchè spontaneamente la natura avesse provveduto a far sgorgare  in quel punto dell'acqua. Oggi noi vediamo una bella fontana antica e monumentale ornare la piazza, ma all'epoca era un prodigio della tecnica, qualcosa che suscitava meraviglia...che doveva suscitare nel popolo l’idea di chi fosse Margherita D'Austria, appunto vedova di un Medici e moglie di un Farnese non a caso due delle famiglie più potenti d’Europa. 

Ora, dopo tutto questo, se dovessimo piantare alberi al centro della piazza per fare ombra mortificheremmo e andremmo a snaturare non solo la piazza di Leonessa ma le pagine di storia dell'arte italiana più esclusive e prestigiose che la nostra cultura abbia mai avuto,  in quanto il RINASCIMENTO  è stato un lungo florido e ricco periodo assolutamente italiano che il mondo intero ci invidia!

Dunque tra reperti romanici, tardo medievali ed il fascino rinascimentale che fanno di Leonessa città d'arte, chi vuole la piazza asfaltata proprio non vuole entrare nella storicità del  luogo. 

Lancio infine un invito alla riflessione rivolto ai giovani e agli insegnanti:

Su " Leonessa ed il suo Santo" di qualche mese fa un articolo descriveva i danni provocati dal colpo di una pallonata da parte di qualcuno che aveva pensato bene di  giocare nella piazza attigua alla chiesa di S. Francesco.

A Leonessa e dintorni i luoghi dove andare a giocare a pallone certo non mancano dunque probabilmente quello che invece manca ai giovani è una coscienza culturale: l'orgoglio di appartenenza alle radici profonde in cui affonda la sua storia  Leonessa. 

La colpa non è dei giovani ma di chi non li educa a sentire proprie quelle radici, difenderle dalle insidie del tempo e dall’indifferenza della gente semplice che, cresciuta in un'altra epoca, con altre priorità ben più gravi, non sapendo, talvolta ha cancellato, modificato, distrutto un segno,una traccia che poteva essere un filo sottile di memoria del luogo.

Invito i maestri delle scuole elementari a sensibilizzare fin da piccoli i bambini alla storia dell'arte del luogo in cui abitano.

Ci si abitua alle cose e crescendoci insieme  non si riconoscono più per quello che sono realmente, e magari,specialmente in Italia,dove ogni angolo è un pezzetto di storia e di storia dell’arte,si finisce con il rimanere indifferenti o di non cogliere più il valore reale delle cose. 

Talvolta ho notato che, di sera, alcuni giovani si arrampicano sulla fontana e si siedono sul bordo.

Mi chiedo a che scopo, non è comodo, non è panoramico, inoltre c’è il rischio di danneggiare un reperto che già secoli fa, quando fu costruito , non venne certo concepito  come seduta, dunque  ora, a distanza di secoli, e dopo tutti i vari terremoti ed intemperie pensiamo a quanto forse sia fragile questo reperto e quanto sia probabile il rischio che la pietra antica possa spaccarsi frammentandosi, sotto il peso di due o tre persone.

Pensate solo che è proibito gettare il riso  sul sacrato delle chiese antiche romaniche perché danneggia la pavimentazione figuriamoci il danno di sedersi sul bordo di una fontana antica del 500!!! 

invito tutti i giovani e anche chi non lo è più:

Siate fieri,orgogliosi e protettivi nei confronti di ciò che è la memoria del luogo che vi appartiene, che è il VOSTRO luogo di appartenenza.

Istruitevi, cercate di capire la fortuna storica ed artistica che avete sotto gli occhi.

Impreziosite il luogo della Vostra presenza e non lo mortificate con la vostra indifferenza.

Siate una presenza positiva e costruttiva per questo luogo.

La sagra della Patata viene una volta all’anno, un affresco, una fontana antica, un pezzo di storia che emerge da un restauro costato soldi e fatica,  sono lì 365 giorni l’anno e che molti non vedono l’ora di scoprire!

 Grazie di cuore.

 Stefania Assogna

 


La Piazza