Falò, nuovi costumi e passioni nel Palio 2000                 di Giuseppe Cultrera  
Una manifestazione come il Palio del Velluto, ripresa da appena quattro anni, non può che crescere e rinnovarsi ad ogni edizione, man mano che crescono passione e impegno dei partecipanti, si completa la ricostruzione storica e si affina la coreografia.

"Ma è solo una ricostruzione storica o un vero Palio?" ha chiesto, in un momento di crisi, uno dei leonessani più impegnati. Non c'è dubbio, e l'hanno dimostrato i fatti, che si tratta ormai di un "vero Palio", con il tifo, le contestazioni e le polemiche che accompagnano, nel pubblico e nei partecipanti, ogni tipo di competizione "sentita", antica o moderna che sia. La vittoria finale di Forcamelone, anche se ha dato il via, per la prima volta dopo il 1557, auna vivace contestazione, ha simboleggiato in fondo lo spirito di emulazione e la passione che tutti hanno messo   in questa edizione del 2000.

La cronaca delle giornate del Palio è sintetico per limiti di spazio, ma è ugualmente ricca di spunti e di aspetti interessanti. C'è da ricordare, prima di tutto, le difficoltà poste ogni anno dal calendario. Le gare si svolgono, come in antico, nell'ultima settimana del mese di giugno, collegate con la Festa di San Pietro e all'omonima Fiera. Ma, mentre nel 1500 c'erano quattro giorni di festa prima e quattro dopo la ricorrenza del Santo, allora patrono di Leonessa, oggi il 29 giugno è festa soltanto a Roma. Il palio quindi si disputa nell'ultimo fine settimana del mese, collegandolo sempre alla festa di San Pietro come giorno di chiusura; non può essere spostato all'inizio di luglio per non coincidere con la salita alla Croce in onore di San Giuseppe da Leonessa.

Proprio dal calendario è venuta quest'anno la prima novità; la manifestazione si è aperta la sera di venerdì 23, ripristinando una delle tradizioni legate alla "notte di S. Giovanni". Da tempi antichissimi gli uomini, specialmente nelle campagne, festeggiavano i giorni del Solstizio d'estate con riti propiziatori e falò. Una parte di questi è rimasta anche dopo l'avvento del Cristianesimo, collegandoli però in modo più o meno diretto, con al ricorrenza di S. Giovanni. Ecco quindi i falò,, la raccolta, con speciale valore propiziatorio, delle erbe medicinali, dell'acqua, delle noci, fino a sconfinare addirittura nella superstizione della "notte delle streghe". Di tutto ciò il Palio ha ripreso la tradizione, viva ancora sino a qualche decennio fa, dei falò. Così in piena notte, un personaggio vestito completamente di nero (complimenti a Sergio che ha perfettamente "recitato") e simboleggiante il fuoco si è aggirato per Leonessa, dando il via ad un corteo di persone che alla sua fiamma accendevano le fiaccole, sino ad arrivare sotto un'inconsueta oscurità, con uno spegnimento temporaneo dell'illuminazione pubblica, in Piazza 7 Aprile. Qui si è data vita ad un vero falò, che ha bruciato per qualche ora.

Vediamo qualche altra novità. Da Rimini è arrivata la guardia personale di Margherita d'Austria: un gruppo di cavalieri e fanti in assetto di guerra, che si sono accampati fin da venerdì sera , con tende, cavalli e paioli di rame, sotto gli alberi di un giardino che dà su via della Ripa. Nella piazza ha riaperto i battenti, dopo cinque secoli, la "bottega del tintore", con l'attrezzatura per la lavorazione e la coloritura della lana, attività una volta fiorentissima a Leonessa. Nel corteo storico sono comparse le corporazioni dei lavoratori del Rinascimento: lanaioli, fornai, ecc.. La piazzetta del mercato, dietro l'ex chiesa di San Nicola, si è animata con il lavoro di artigiani di alto livello: il fabbro per la lavorazione del ferro, lo scultore per la lavorazione del legno. Rinnovate anche le gare. Al posto della corsa dei sacchi per i ragazzi, è arrivata, riservata ai giovani, una prova di abilità nel trasportare un secchio pieno d'acqua, posto su una carriola, versando meno liquido possibile.

Infine c'è da parlare dei costumi. Hanno debuttato con gran successo, nelle vie e nelle piazze di Leonessa, gli sfarzosi costumi rinascimentali disegnati con fantasia e fedeltà storica dall'architetto Silvana Pasquali e realizzati con abilità e pasione dalle signore del Centro Anziani e da altre collaboratrici delle frazioni e di Roma. E' questo il segno di come il Palio stia entrando nello spirito dei leonessani, anche con le iniziative autonome dei sesti, come ad esempio i tamburini fatti scendere in campo dal sesto di Forcamelone.

Nel centro abitato dove erano scomparsi  quasi tutti i segni della modernità, centinaia di bandiere con i colori cittadini giallo e celeste hanno creato un'atmosfera festosa per tutto il periodo della manifestazione.  I ristoranti hanno adeguato all'avvenimento la loro pubblicità e i loro menù, come il risotrante "Fuscello" che si è ribattezzato per una settimana "Taberna de lo Ladrone". Infine, la sera, si è potuto mangiare nelle sei taverne, messe su con gusto e abilità dai Sesti: Ostaria Forcamelone, Locanda "de Croce", Taverna di Torre, Ostaria di Poggio, Taverna " Lu magnifico Sesto di Terzone", Locanda Corno.

Chiuso il venerdì  con la "Ronda del Coprifuoco" a mezzanotte, la mattina di sabato 24 ha visto la lettura del bando lungo le vie della città, con esibizione di gruppi di chiarine, tamburini, sbandieratori. E' stata preziosa, anche quest'anno, la collaborazione degli specialisti provenienti da un'altra località del Reatino, Roccantica. Poi, alle 11, sono arrivati in Piazza 7 Aprile i rappresentanti del governo cittadino e dei Sesti,con relative "madonne". Sul sagrato della chiesa di San Pietro è avvenuta la presentazione dei cavalieri, il giuramento di fedeltà, l'offerta dei doni simbolici alla chiesa, con la  benedizione solenne impartita dal parroco padre Cherubino.

Nel pomeriggio, il via delle gare. Alle 16,30, dal Centro Anziani è partito il corteo storico in costume, aperto dal governo cittadino e con al centro "Madama" Margherita d'Austria, duchessa di Parma e feudataria di Leonessa dal 1537. Percorrendo le vie cittadine il corteo è uscito dalla cerchia muraria ed è sceso sul greto del Tascino, dove è stato allestito il campo per il torneo equestre. Qui sei cavalieri, ognuno con i colori di un sesto, hanno dato vita alla "gara dell'anello", infilando con la lancia due anelli appesi lungo il percorso. Ha vinto Terzone, in una prova combattuta e che ha causato un po' di spavento quando è caduto un cavaliere nell'ultima prova senza, per fortuna, particolari conseguenze.

Dopo cena, nell'atmosfera irreale del chiostro di San Francesco, illuminato dalle fiaccole, concerto di musiche rinascimentali del complesso Ensemble Timbrel di Foligno; un altro gruppo di musicanti da Calvi dell'Umbria, ha percorso le vie cittadine fermandosi a suonare e cantare nelle taverne. Alle gare era presente   anche il neo Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, l'Assessore Regionale al Turismo Prof. L. Ciarameletti ed altri importanti ospiti istituzionali.

La domenica si è aperta con i consueti tamburini e sbandieratori in giro per la città. Alle 11,30, si è svolta la celebrazione  eucaristica nella chiesa di San Francesco, con la partecipazione di gruppi in costume ed il concerto del Coro di Santa Chiara di Roma, diretto dal M.o Pavoni. Poi, nel pomeriggio, la consueta vivace confusione nel centro anziani dove avveniva il passaggio da leonessani del 2000 a personaggi del rinascimento. Alle 16,30 si è mosso il grande corteo, con quasi 400 persone, uomini, donne, bambini, in costume.Cavalli, tamburini, sbandieratori, dame, damigelle, cavalieri, priori, massari, madonne, artigiani, soldati, notari, giudici: tutto il mondo fantasmagorico di cinque secoli fa ha sfilato lungo il Corso per poi raccogliersi tutt'intorno alla piazza, dove erano state montate due capaci tribune. Il corteo era chiuso da una rappresentanza in costume, con gonfalone, della città di Montereale, anch'essa feudo di Margherita d'Austria, a rinsaldare antichi vincoli di amicizia.

Appassionante lo svolgimento delle gare. Hanno cominciato le dame, cui era riservato l'impegnativo percorso con sei pagnotte su una tavola tenuta in equilibrio sul capo: ha vinto la prova, dove l'abilità non era legata all'età, la rappresentante del Sesto di Corno. E' stata poi la volta dei cariolanti: non è facile portare una carriola, modello cinquecentesco, con sopra una tavola su cui poggia in equilibrio un secchio di legno pieno d'acqua. Per di più ci sono da superare diversi ostacoli. Tra miracoli di equilibrio e scrosci d'acqua, anche questa prova ha avuto termine, con la vittoria assegnata al sesto di Forcamelone. Infine la tenzone della corda, certamente la gara più sentita e più tradizionalmente combattuta dai giganti dei Sesti. Al termine della faticosa tenzone, non prova di discussioni appassionate, la vittoria è andata a Terzone.

Al momento delle somme dei punteggi delle singole gare per assegnare il Palio, gli animi dei "tifosi" si sono riscaldati, quasi come avveniva cinque secoli fa. Non tutti erano d'accordo sulla vittoria definitiva, di strettissima misura, col Palio assegnato a Forcamelone che lo terrà sino al prossimo anno. Alla fine il buonsenso ha prevalso, la vittoria è stata proclamata con la consegna del Palio e la "Madonna del Palio del Velluto" ha avuto l'investitura da parte di Margherita d'Austria. Infine, dopo cena, con il fantasmagorico spettacolo celebrativo "il fuoco", opera degli specialisti di Roccantica, la domenica si è conclusa tra gli applausi.

Il giorno 29,poi, in concomitanza con la Fiera di San Pietro, nella chiesa dedicata a San Pietro si è svolta la messa dei cavalieri e delle dame, alla presenza di MArgherita d'Austria e dei rappresentanti del governo cittadino. Al termine, il Priore di Forcamelone, presente con il gruppo del Sesto, ha lanciato la sfida per il Palio del 2001.