“A Leonessa e nelle sue Frazioni la guerra non è più una battaglia tra combattenti, ma diventa violenza vergognosa, vile crudeltà contro la popolazione civile.

Rastrellamenti e massacri di persone inermi perpetrati con ferocia diventano pianificata strategia per terrorizzare le comunità e fiaccare la resistenza armata dei partigiani della Brigata Gramsci che in questi luoghi presidiavano i tratti viari minori rispetto alla Flaminia ed alla Salaria. Tratti che però erano importantissimi, perlopiù collinari e montani, perché utilizzati dai nazisti per portare rifornimenti e rinforzi alla linea Gustav.

E così la grande Storia con la “esse” maiuscola incrocia drammaticamente le piccole storie umane di 51 Cittadini di Leonessa che oggi ricordiamo. E nel richiamare alla memoria tutti i Caduti di questa terra, per ognuno di loro per i quali abbiamo detto “presente”, aggiungiamo con forza “NO ALLA GUERRA”, a qualsiasi guerra. Tributando alla vittime di tutti i conflitti il riconoscimento di quella dignità che, pur costituendo l’essenza ed il valore imprescindibile della natura umana, viene calpestata, irrisa, offesa e violata ogni volta che il dialogo è sopraffatto dalla violenza, il confronto soffocato dall’aggressione e la libertà oppressa dalle ideologie.

Queste vittime, sparse in tanti piccoli episodi, trasmettono un dolore sordo e muto.

E dovremmo ascoltare questo dolore, senza cercare di affogarlo in un mare di parole.

Se ascoltassimo questo dolore, sentiremmo che questi nomi scritti sulle lapidi, queste persone che ogni anno ricordiamo, ci incitano a prendere coscienza della necessità urgente di una concreta cultura di pace.

La cultura di pace sta dentro i valori di democrazia,libertà,uguaglianza sostanziale e solidarietà espressi nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Ogni anno in questo luogo ci riappropriamo di questi valori e della necessità di difendere questa Italia e questa Europa, la sua civiltà ed il suo diritto fondato sul primato della persona.

Oggi i conflitti in atto, i luoghi della sofferenza dove il diritto umanitario internazionale non trova applicazione, ci richiamano alla responsabilità personale e collettiva di non essere né ciechi , ne addormentati ne quantomeno immemori”.

S.E. il Prefetto di Rieti, Dott.ssa Pinuccia Niglio


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